"Ne arriveranno altri"

Posted by Matteo | Posted in | Posted on 4/20/2012 01:28:00 PM

3

vncdesignd

Clelia se ne stava imbambolata a guardarci, senza capire bene cosa stessimo facendo e, soprattutto, cosa avesse appena fatto sua madre. Dietro di lei, a pochi metri, c'era quella creatura che molto probabilmente era stata un'amabile signora che giocava a briscola con le amiche e andava al parco con i nipotini: le intenzioni che aveva ora avevano poco a che vedere con carezze e risate. La bambina era in pigiama, un tutino rosa che la faceva apparire ancora più piccola e il rossore del viso indicava la sua paura nel vederci e non capire, senza ancora sapere chi o cosa avesse alle spalle. La vecchia invece si era fermata un attimo, come se sotto quella putrida vestaglia ci fosse una persona sorpresa nel vedere apparire una nuova vita a pochi passi. E tutto avvenne molto rapidamente.

Dopo i primi secondi, quel non morto comincia a zoppicare velocemente verso Clelia. Barbara, ancora tra le braccia di mio padre, urla qualcosa. Non presto attenzione perchè già corro, ho il cuore in gola e sento lo stomaco pesante, come fosse una palla di cemento che mi attira al suolo. Sono lontano, sono lontano, sono lontano. La reazione della piccola è normale: si è spaventata e - MioDioTiPregoNo - fa un singolo passo indietro. Basta e avanza. Quella vecchia le è praticamente addosso.

Sangue chiama sangue

Posted by Matteo | Posted in | Posted on 7/14/2011 02:16:00 PM

5

Minimalzero.com, by Riccardo Pittaluga
I giorni passano molto, molto lentamente. Mia sorella non si è ancora ripresa dopo la perdita di Giulio e del piccolo Tommy, mentre Clelia continua a fare domande. Da quel che so, il concetto di morte si forma in un bambino verso i 7 anni, ma magari mi sbaglio. Di certo c'è che la mia nipotina deve affrontarlo a meno di cinque. Questa mattina ne ho parlato con il mio vecchio, mentre guardavamo il panorama dalle finestre del primo piano. Il centro di Castel San Pietro è lontano, ma il fumo di diversi incendi è ben visibile.

"Da quando siamo arrivati qui non mi pare di aver visto ancora una macchina passare", mi dice lui. Lo guardo e mi sembra sia invecchiato in pochi giorni. "Non pare neanche a me... Come stai?". Parliamo a bassa voce, anche se sappiamo di essere soli. Nella casa regna il silenzio e forse è meglio che sia così. "Male. Malissimo". Si gira verso di me, ha gli occhi lucidi. "Non è normale tutto questo. Tu lo sai, sai quanto sono credente e quanto ami Dio, nonostante tutto quello che succeda ogni giorno. Ma questo... questo è quasi insopportabile". In realtà non so che rispondere. Ogni uomo ha il diritto di credere in quello che desidera, che sia Dio o i suoi vari nomi, la Scienza o il Caso: è in quella forza che modelliamo la nostra vita, consapevolmente o meno. E quando traballa o viene a mancare, be'... forse il dolore si fa largo nella paura. Poi mio padre continua: "Noi abbiamo visto tanti film di zombie, no? Ci sono sempre piaciuti... ma era finzione, critica sociale o semplice splatter. Ora, quei... quelle creature cosa sono? Hanno un'anima? Perchè esistono? Capisci quello che intendo? Perchè sta capitando? Io provo a pregare, ma ho tante domande". Lo vedo mordersi un labbro e guardare fuori un'altra volta. Rimane come impietrito. C'è qualcosa che non va.

Lettera dal Piave

Posted by Matteo | Posted in | Posted on 7/08/2011 12:52:00 PM

3

marcopieropan.carbonmade.com/
Mentre il mondo va alla rovescia, mi è incredibilmente arrivata una mail. E' di Enrico, un collega. O meglio un professionista con cui ho lavorato spesso nella vita precedente, quando il lavoro era ancora relegato alla quotidianità. Nel corso del tempo siamo diventati amici, ma da quando tutto questo è iniziato non ho più avuto notizie, nè di lui, nè del suo socio Damiano. In realtà ho perso i contatti con tutti, incluso Marco, che mi domando ancora dove sia. Oggi tiro un sospiro di sollievo, se così si può dire. Ricopio la lettera qui, come un'altra testimonianza che forse un giorno qualcuno potrà leggere, a parte me stesso.

Ciao Matteo,
ho deciso di scriverti una mail perché su Twitter e sui vari Social Network ormai fatico ad essere presente. Il caos è arrivato anche qui, anche se un po' più tardi che in altre zone del paese, e per difendermi mi sono rifugiato nella vecchia casa colonica dei nonni isolata sulle grave del Piave (e pensare che avevo sempre criticato la posizione di questa casa troppo esposta al rischio inondazioni). Da lì non ho né rete né campo per collegarmi, e per avere qualche notizia dal web, così come per spedirti questa mail, devo spostarmi verso il centro abitato e sta diventando sempre più pericoloso.

Angoscia e Speranza

Posted by Matteo | Posted in | Posted on 7/02/2011 06:48:00 AM

0

Minimalzero.com, by Riccardo Pittalunga
  
La situazione è totalmente "compromessa". Le televisioni sono mute, non si hanno più notizie se non per quelle che girano sul web e l'esercito sembra che stia perdendo ogni controllo nelle città. E poi certo, qui in casa qualcosa si è rotto. Barbara non mangia e non parla, i miei genitori cercano di curare i suoi figli e Clelia... credo sia in un mondo a parte. Dopo quello che è successo, ho ripulito quella stanza. Credo di aver perso molta dell'umanità che mi scorreva nelle vene. L'unico che non si è accorto di nulla è Pietro, dall'alto dei suoi 12 mesi di vita.

Ieri mi sono accorto di due non-morti che girovagavano vicino al villino. Li ho visti passare, ciondolando come quello che incontrai qualche notte fa. Uno era un uomo, indossava un camice ospedaliero, aveva sangue dappertutto e un curioso palloncino attaccato alla mano. L'altra era una donna, sulla trentina, completamente nuda. Sono rimasto a osservarli con il binocolo dalla stanza del primo piano. Non so cosa sia successo nel piccolo paese sottostante, ma so che la situazione è sempre più drammatica.

E il terzo giorno...

Posted by Matteo | Posted in | Posted on 6/23/2011 02:28:00 PM

3

Io... non so. Faccio una maledetta fatica a scrivere. Ma non posso fare altrimenti. Credo. Continuo a pensare che mi aiuti a rimanere lucido. O semplicemente a non impazzire. Ma come si fa. Io. Non so.
Prendo fiato. Mi accendo una sigaretta. E scrivo.

La mattina del terzo giorno ci siamo svegliati tutti alla spicciolata, anche se nessuno ha dormito molto, a dire il vero. Con quello che era successo nella seconda notte... be', diciamo che non ero molto sereno. Nessuno lo è. Alla fine della giornata Giulio si era chiuso in camera con Tommaso e non ha permesso a nessuno di avvicinarsi: si era barricato dentro. Nessuno poteva entrare. Nessuno poteva uscire.

Seconda notte

Posted by Matteo | Posted in | Posted on 6/17/2011 12:16:00 PM

2

Passata anche la seconda notte.
Meno bene del previsto.

Non riuscivo a dormire e sono uscito a fumare una sigaretta. Di giorno fa caldo, ma la notte è fresca e la luna rischiara abbastanza il paesaggio. Era pericoloso, lo so, tra i non-morti e il coprifuoco stavo correndo il rischio di essere aggredito dai primi ed essere sparato dai secondi. Ma avevo bisogno di aria e solitudine. E così sono uscito sul vialetto che porta al villino, al buio, con solo la brace della camel light a farmi compagnia. E' stato lì che l'ho visto.

Prima notte

Posted by Matteo | Posted in | Posted on 6/17/2011 11:45:00 AM

0

La prima notte è passata tranquilla.
Nessuna follia. Nè attacchi.
Quando ho cercato di addormentarmi, ho avuto la sensazione che fosse come una vacanza. Una famiglia allargata riunita sotto un tetto, con la sola nota stonata di avere la mia donna lontano. E trascurando il particolare che il mio mondo ora era infettato da un virus che trasforma i vivi in morti e i morti in belve. Il giorno dopo ho passato molto tempo a monitorare la situazione, ma ho perso il contatto con Marco. Non so che fine abbia fatto, non so se sia vivo o, peggio ancora, sia uno degli altri. I telefono alternano la linea e le volte che provo a chiamare, pare che il cellulare sia staccato. Non posso fare altro che aspettare. Dolorosamente aspettare.

Fortuna vuole che sono riuscito a mettermi in contatto con Irene. Le ho raccontato tutto e lei mi ha ascoltato senza fiatare. Ancora stenta a credere alle mie parole. Agli zombie. Sono trapelate molte informazioni, tantissimi video e messaggi, ma l'Europa pare fare orecchie da mercante e il nostro governo minimizza. Siamo in guerra contro noi stessi, contro le menzogne e contro un diritto alla vita che sembra averci voltato le spalle. Non dimenticherò mai gli occhi di Irene quando l'ho salutata: anche se la qualità delle immagini era scarsa, ho visto un'espressione triste e preoccupata, piena di rabbia perchè impotente davanti all'inesorabile declino di questi giorni.

Tommaso è rimasto a letto tutto il giorno, sembra avere la febbre. Giulio dice che è per via dello spavento, Barbara lo asseconda, i miei genitori tacciono e Clelia ha perso la vitalità che la contraddistingue da sempre. Ho fatto scorta di antibiotici, quindi sono ben rifornito. Per ora Tommy sta andando avanti a mezze compresse di Zimox, anche se non sono sicuro che vadano bene per i bambini. Per ora nessuno ha proferito parola sul fatto che potrebbe diventare... Ecco, stiamo facendo finta di non sapere. Eppure, sappiamo.

L'ho detto.
Siamo in guerra contro noi stessi.